-Volto Di Ragazza -

Tecnica Vorticante Su Tavola Di Pioppo

-Volto di Ragazza -
-Volto di Ragazza -

Quest'opera si chiama Volto di ragazza, ed è stata realizzata tra Febbraio e Marzo 2020. In questo periodo  il nostro territorio è stato travolto dalla prima ondata di Covid  nella sua manifestazione più violenta - la maledettisima, sventurata, stra dannata, stra infame, variante "Delta".

Per questo motivo e per la mia professione di Infermiere  -quest'opera è  inclusa nella prima edizione  nell'Antologia("Al di là della sottile linea") , che raccoglie le testimonianze degli operatori sanitari al tempo della Prima Ondata (testimonianze afferenti essenzialmente  alla Terapia Intensiva.) 

Un'altra edizione è stata realizzata per includere ulteriori testimonianze relative alle ondate successive, ed agli  altri reparti. Quest'opera è presente anche nelle edizioni successive. 

(x maggiori info:

https://www.uslcentro.toscana.it/index.php/news/24220-


Tecnica 

L'opera è stata eseguita con la mia tecnica vorticante - quindi la stesura della mia vernice, il nero mediceo su tavola di pioppo. 



Esperienza in RIA COVID I (RIANIMAZIONE COVID) 


La comparsa della variante Delta del SARS-CoV-2 ha gettato un'ombra spaventosa sulla nostra vulnerabilità come specie. Ci siamo sentiti nudi, impotenti, mentre affrontavamo l'angoscia di una minaccia oscura e apparentemente insormontabile. In un momento in cui speravamo solo di sopravvivere fino all'estate, medici e infermieri hanno abbracciato la loro vocazione, affrontando coraggiosamente le molteplici sfide di questa pandemia.


Come infermiere, mi sono trovato a fronteggiare l'emergenza già dalle prime fasi, lavorando nella Rianimazione Covid durante la prima ondata nel 2020. In quei giorni di incertezza, mentre la pandemia si diffondeva rapidamente dal Nord Italia, eravamo guardati con sospetto perfino dai nostri stessi colleghi, e animati dal timore di ammalarci e di trasmettere il virus ai nostri cari. Dovevamo così affrontare la realtà crudele del nostro destino, oscillando tra il desiderio di essere utili e la consapevolezza del pericolo mortale che ci circondava.

 In quel momento ricordo con terrore e angoscia il documento redatto da un anestesista su Ventilab, terribile nella sua fredda lucidità - unico nel suo genere: un testamento ventilatorio che dettagliava le sue preferenze di assistenza ventilatoria nel caso si fosse ammalato di Covid e avesse avuto bisogno di essere intubato.

 https://www.ventilab.it/2020/03/?m=1

Questo documento rifletteva la dura realtà che affrontavamo e l'importanza di concentrarsi sul presente, senza farsi travolgere dalle paure del futuro.





Com'è purtroppo arcinoto, sono stati tanti i momenti difficili che eravamo costretti a sopportare e che richiedevano tanta concentrazione mentale - dalla tortura delle  tute, al non poter bere, al non poter soddisfare i più banali bisogni fisiologici - per lunghe interminabili ore, oppure alla paura di poter contaminare i propri cari, alla fatica di lavorare o di assistere alle urgenze bardati così e di muoversi tra mille difficoltà , fino  ad arrivare a momenti assistenziali estremamente complessi . Anche il nostro Ospedale, con la sua architettura modulare, ha tirato fuori assi dalle maniche consentendo la migrazione di interi reparti da un giorno all'altro per far posto alla nascita di un altro reparto (un pò come dire, il trasferimento di un condominio o di un grattacielo da un giorno all'altro ).  E non dirò delle  aspettative, delle speranze, e delle preghiere che ognuno di noi nutriva per i veri Eroi di questa vicenda :i pazienti. Sarebbe stato bello  poter un giorno parlarci, sentire la loro voce, sentirli ridere - arrivare un giorno al lavoro e vederli senza tubi, senza macchine a modulare le loro funzioni vitali-senza presidi,semplicemente sorridenti nel  letto.  Ma sono state tante anche le fasi costruttive, il momento in cui un paziente - ce la faceva- e veniva trasferito(ed era una festa grande per tutto il reparto) , le alleanze  ed i ponti che si costruivano fra noi, la condivisione di competenze    di esperienze e di tecniche  fra le varie specialità . Questo avveniva durante la fase della Prima Ondata. Grazie alle musure estremamente severe adottate - pochissimi di noi si ammalarono-nessuno  di noi morì - nessuno dei nostri familiari fu infettato. 

100 anni prima "La Spagnola" (foto da archivio personale) 


In questo periodo, riflettevo spesso su una foto del 1920, circa 100 anni prima. Mostrava il mio bisnonno, Gaspare, reduce dalla Prima Guerra Mondiale, colpito poi dall'influenza spagnola e morto a causa della polmonite. La sua morte, nonostante un sistema immunitario efficiente, suscitava ancora stupore in me, soprattutto da bambino. Oggi, nel reparto di terapia intensiva per le polmoniti virali, contrassegnato dalla freccia rossa nella foto successiva, mi ritrovavo a lottare con il virus Corona, a distanza di un secolo. Queste riflessioni trovavano conforto nelle parole di Tiziano Terzani, che vedeva la vita come un mistero, una serie di scatole cinesi che alla fine convergevano in un'unica, microscopica essenza: il Mistero. In questo Mistero risiedono le nostre vite, le nostre connessioni umane, e tutto ciò che emana magia.

Il quadro presente nel libro. 


 

 

La copertina dell' antologia che raccoglie le storie della Prima Ondata con l' illustrazione di Storai.